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Il tramonto della Langobardìa minor

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Longobardi, Saraceni e Normanni nel Mezzogiorno (X-XI sec.)

Il tramonto della Langobardìa minor

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Titolo Il tramonto della Langobardìa minor
Sottotitolo Longobardi, Saraceni e Normanni nel Mezzogiorno (X-XI sec.)
Autore Tommaso Indelli
ISBN 9788897741497
Editore Editrice Gaia
Pagine/durata 212
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Dettagli

Il X secolo è, storiograficamente, il “secolo di ferro”. L’Europa carolingia fu devastata da nuove “invasioni barbariche”, dopo quelle che determinarono il crollo dell’impero romano, e popoli sconosciuti minacciarono i suoi confini: Normanni, Magiari, Saraceni. L’impero carolingio andò, progressivamente, disgregandosi sotto l’urto dei nuovi barbari e delle guerre tra i successori di Carlo Magno, mentre il potere pubblico si dissolse in una miriade di potentati autonomi – le signorie territoriali – che non riconoscevano più alcuna autorità. I re e gli imperatori erano ridotti, ormai, a figure simboliche. Mentre gran parte del continente europeo regrediva a livelli economici e demografici antecedenti la breve stagione della “rinascita carolingia”, nel Mezzogiorno d’Italia, la Langobardìa minor, erede del regno fondato da Alboino, si frammentava nei principati di Benevento, Salerno e Capua. Il Mezzogiorno partecipava al processo di generale dissoluzione delle eredità del passato, ma, grazie alle personalità straordinarie di Pandolfo I Capodiferro di Capua e Guaimario IV di Salerno, l’eredità politica, culturale ed etnica dei Longobardi riuscì a ritrovare la forza per contrastare l’espansione militare dell’Islam mediterraneo. Si aprì con le straordinarie figure dei due principi – e prima del definitivo tramonto – l’ultima stagione di splendore del Mezzogiorno longobardo, che anticipò la rinascita politica, economica e culturale dell’Occidente agli albori dell’XI secolo. Una stagione di breve durata e densa di eventi, in cui la Langobardìa minor fu capace di ritrovare l’unità perduta e i fasti di Arechi II, prima di cadere, anch’essa, sotto l’urto dei temibili predoni normanni. Ripercorrendo gli eventi che caratterizzarono l’ultima – ma anche la più intensa – stagione di vita della Langobardìa minor, il libro si sofferma non solo sulle personalità dei principi, legislatori e condottieri, in grado di segnare un’epoca, ma anche sugli uomini di Chiesa e di cultura, sui monaci e i medici, i poeti e gli eruditi come Desiderio di Montecassino, Alfano di Salerno, Costantino l’Africano, Trotula de Ruggiero. Accanto ad essi, le grandi personalità dei papi della Riforma ecclesiastica – Leone IX, Niccolò II, Gregorio VII – alle prese con la corruzione della Chiesa, la lotta contro gli imperatori germanici, lo scisma degli Ortodossi, le incursioni dei Saraceni e dei Normanni. Tutte furono figure emblematiche – perfette interpreti dello Zeitgeist – costrette, loro malgrado, a misurarsi con un’epoca dura, ma non aliena da grandi e significativi cambiamenti culturali: un tassello importante nella costruzione della civiltà dell’Europa mediterranea e nella definizione della sua identità.