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CAPRI 1939 - L’ISOLA IN BIANCO E NERO

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Nobili e stravaganti, imprenditori e artisti, camicie nere e antifascisti alla vigilia della Guerra

CAPRI 1939  - L’ISOLA IN BIANCO E NERO

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Titolo CAPRI 1939 - L’ISOLA IN BIANCO E NERO
Sottotitolo

Nobili e stravaganti, imprenditori e artisti, camicie nere e antifascisti alla vigilia della Guerra

Autore Marcella Leone de Andreis
ISBN 9788860911155
Editore Edizioni La Conchiglia
Pagine/durata 490
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Dettagli

Quella del 1939 è l’ultima estate di pace. Ai primi rombi di cannone che il primo settembre segneranno lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la grande mondanità internazionale che ne aveva decretato il successo turistico abbandona precipitosamente Capri. Anche se l’Italia entrerà in guerra solamente dieci mesi dopo, per l’Isola è la fine di un’epoca affascinante fatta di luci e di ombre, ricca di personaggi affascinanti e di figure inquietanti, di atmosfere seducenti e di eventi preoccupanti. Dietro la facciata elegante, alle stravaganze e alle libertà della café-society che per circa un ventennio era accorsa per goderne le bellezze e i divertimenti esclusivi, si contrappone l’immanenza del regime fascista con le sue liturgie, le divise e gli stivaloni di gerarchi e gerarchetti, e il suo mondo oscuro, violento e nascosto, con le spie che controllano tutto e tutti, gli intrighi di potere e pure le purghe con l’olio di ricino somministrate agli oppositori politici. Nel girotondo dei personaggi più assidui della Capri tra le due guerre mondiali, accanto a ricche americane, aristocratici della più antica nobiltà europea, marajà, re spodestati, milionari e letterati di ogni parte del mondo, spiccano alcuni frequentatori italiani di grande rilievo. Come il principe Umberto di Savoia, erede al trono d’Italia, con la moglie Maria Josè, sua sorella Mafalda, sposa del principe tedesco Filippo d’Assia, molto vicino ai nazisti, e tutto il seguito di nobili e aristocratici che ruotano intorno alla corte reale. Ma in quegli anni un’altra famiglia molto importante ha fatto dell’Isola il suo luogo prediletto, e ha la sua corte. È quella formata da Edda Ciano, figlia del duce e donna più influente del regime, da suo marito Galeazzo Ciano, giovane ministro degli Esteri e pupillo di Mussolini. Attorno a loro si raccoglie il gotha della nomenclatura fascista, tra cui i potenti gerarchi Roberto Farinacci, pazzo per il jazz, Italo Balbo, che arriva sempre pilotando un idrovolante e Bruno Bottai, circondato da una corte di giornalisti e scrittori: il padre del Futurismo Filippo Tommaso Marinetti, che voleva mettere un ascensore sui Faraglioni, con la sua stravagante brigata di pittori e poeti, Curzio Malaparte, sempre presente laddove si sente profumo di potere. Un po’ più appartato, ma non troppo, Alberto Moravia, giovane e già famoso scrittore, con la moglie Elsa Morante. Se ne sta ovviamente in disparte nella sua villa l’antifascista Alberto Albertini, cofondatore e condirettore con il fratello Luigi, del “Corriere della Sera”, il prestigioso quotidiano che il regime li ha costretti a svendere.