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Corrispondenza segreta sulla vita pubblica e privata del conte Cagliostro

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Con le sue Avventure e Viaggi in diverse parti del Mondo, e spezialmente in Roma, con l’estratto del suo Processo, e Sentenza e gli arcani de la setta degli Illuminati e Liberi Muratori

Corrispondenza segreta sulla vita pubblica e privata del conte Cagliostro

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Titolo Corrispondenza segreta sulla vita pubblica e privata del conte Cagliostro
Sottotitolo

Con le sue Avventure e Viaggi in diverse parti del Mondo, e spezialmente in Roma, con l’estratto del suo Processo, e Sentenza e gli arcani de la setta degli Illuminati e Liberi Muratori

Autore Giuseppe Compagnoni
ISBN 9788899937164
Editore Stamperia del Valentino
Pagine/durata 170
Spedizione in uscita

Dettagli

Questo presunto epistolario, pubblicato per la prima volta nel 1791, contrappone due opposte visioni relative al fenomeno mediatico rappresentato dal processo condotto dalla Santa Inquisizione contro il conte Cagliostro (terminato il 7 aprile di quell’anno): da un lato un anonimo personaggio, ideologicamente vicino all’impianto accusatorio e al collegio giudicante del processo, dall’altro un avvocato napoletano, di chiara impostazione liberale, che a più riprese prova a mettere in luce la impossibile fondatezza delle accuse mosse al Conte, ricevendone non troppo velate mi- nacce. Tutti elementi che fanno capire come una sentenza fosse già scritta fin dalla fase dell’istruttoria processuale, e che consegnano l’inquisito – anche a prescindere dalla fondatezza delle accuse mossegli - alla dimensione di martire del libero pensiero. La prova definitiva, che fuga ogni possibile dubbio, è rappresentata dal “Giuramento di segretezza degli avvocati di difesa e di offesa dinanzi alla sacra commissione giudicante”: Io avvocato concistoriale chiamato innanzi al Padre Commissario Generale della Santa e romana Inquisizione dopo avere toccato con le mani il sacrosanto Vangelo di Dio, postomi dinanzi, giuro e prometto di accettare il patrocinio affidatomi dal nostro devotissimo Papa Pio VI° a favore di Giuseppe Balsamo inquisito e carcerato per i motivi di cui è detto negli atti del Sant’Uffizio, di mantenere il segreto con fedeltà e di esercitare la mia opera con sincerità e buona fede al solo scopo di far ammettere le sue colpe e di farlo rinsavire benché io riconosca di essere ingiusta la difesa del denunziato. Cosa di più? Un testo molto istruttivo per chi vorrebbe elevare il concetto di “libertà” a regola di vita.