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RIDI PAGLIACCIO!

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VITA, MORTE E MIRACOLI DI ENRICO CARUSO

RIDI PAGLIACCIO!

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Titolo RIDI PAGLIACCIO!
Sottotitolo VITA, MORTE E MIRACOLI DI ENRICO CARUSO
Autore FRANCESCO CANESSA
ISBN 9788860910684
Editore La Conchiglia
Pagine/durata 206
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Dettagli

Un tenore muore come Sigfrid in scena e sulla musica della sua marcia funebre torna in camerino e muore per davvero. Accadde nel febbraio del 1915 al Metropolitan di New York, il cantante era il tedesco Rudolf Berger e quel camerino l’aveva in coabitazione con un famoso collega napoletano, Enrico Caruso, che ne rimase sconvolto. Passarono un po’ di anni e il ricordo di quell’evento riemerse e si trasformò in ossessione, una sorta di miraggio per colui che era diventato il personaggio di spettacolo più famoso al mondo, la morte in scena inseguita come la sublimazione suprema della vita d’artista. Caruso era sofferente, gli doleva tutto, aveva febbri ed emicranie debilitanti, medici e medicine si alternavano senza successo, ma la voce era intatta e lui continuava a cantare cercando l’emozione di nuovi ruoli, altri linguaggi, senza fermarsi, affrontando il palcoscenico a qualunque costo, fin quando il direttore del Teatro non dovette chiudergli il sipario in faccia, tanto il sangue che gli usciva dalla bocca. Questo libro ripercorre in una chiave di lettura nuova ed essenzialmente drammatica gli ultimi anni di vita del più celebre tenore d’ogni tempo, spentosi a 48 anni, intrecciando la sua storia familiare ed artistica con quella dei Canessa Antiquaires tre fratelli che a New York a Parigi e a Napoli gli furono molto vicini e lo guidarono nella sua passione per gli oggetti antichi, che coltivò aggiungendo alla personalità di artista una profonda dimensione culturale e una posizione di rilievo nel mondo del collezionismo d’arte. I Canessa avevano acquistato in blocco il contenuto di una villa romana venuta alla luce durante uno scavo nella zona vesuviana, rivendendone una parte a Parigi al barone Rothschild, che la donò al Museo del Louvre. Era il famoso e un rilevante numero di monete auree “fior di conio” rimaste in proprietà dei Canessa finirono nella collezione numismatica del tenore. Vi si racconta anche degli anni in cui il tricolore sventolava sul più importante teatro d’America, con Gatti Casazza e Toscanini al comando e una schiera di italiani alla ribalta, con al centro il napoletano Caruso, Scotti e Amato. Nelle pagine che narrano i primi passi del tenore, dai palcoscenici di provincia alle capitali della lirica, si demolisce con una serie di documenti il falso mito dei fischi ricevuti al San Carlo, il Teatro della sua città.